A Battambang via fiume: che avventura!

Prima che Liana mi dicesse qualche mese fa “Mi raccomando, da Siem Reap vai a Battambang con la barca, non con il bus”, non sapevo nemmeno che Battambang fosse una cittadina da visitare in Cambogia.

Sono stato tentato di abbandonare l’idea della barca, perché sapevo da racconti di viaggiatori che in questa stagione secca in alcuni tratti il livello dell’acqua del fiume è troppo basso per navigato.
Ma alla fine ho abbracciato la sfida, e meno male!

E’ stata una delle più belle esperienze della mia vita, forte, non sempre piacevole, ma un’opportunità unica per vedere come vivono ancora oggi tantissime persone nei villaggi galleggianti.

E poi perché nel viaggio ho trovato due ragazze di Padova con cui sono diventato molto amico!

Il viaggio è stato super, e Battambang mi è piaciuta molto. Non c’è nulla da vedere in città, però è piacevole passeggiare sul lungo fiume e vedere le architetture francesi degli anni del protettorato.

Le cose più belle sono fuori: villaggi, templi, rovine di tempi, pipistrelli giganti vegetariani e milioni (ma milioni!) di pipistrelli che volano al tramonto.

Una tappa speciale di questo viaggio in Cambogia, anche se mi è mancata un po’ la follia di Siem Reap e JJ.

Mezzi utilizzati: barca, pick-up, tuk-tuk, bicicletta e ovviamenti i miei piedi!
Persone incontrate: Simona e Annalisa, italiane innamorate dell’Asia; Catherine, signora francese incrociata già a Siem Reap e diventata compagna di escursioni; GuGu, ragazzo francese che vive gratis a Phuket in cambio di lezioni e animazione; Dery, originario di Battambang, co-gestisce un ristorante francese
Cibo mangiato: ravioli fritti, riso e noodles con verdure fritti e in zuppa, lok lak vegetariano (con tofu), cocco fresco, torta al cioccolato e tamarindo (dalla pianta)
Posto più bello visitato: la collina da dove si vede il volo dei pipistrelli al tramonto!

Siem Reap e Angkor: un casino da amare!

(Ok, il titolo non è in italiano corretto, ma ha senso se leggi)

Primo impatto? Questi sono fuori di testa!

Se arrivi la sera e fai una passeggiata è normale che la direzione sia Pub Street, dove scopri 300 metri di discoteca a cielo aperto, con locali di ogni tipo e birra a 0,5$ a boccale. Bevi IRResponsabilmente è lo slogan.

Poi la mattina dopo ti guardi intorno e scopri che non c’è altro se non un grosso mercato, un lungo fiume carino. E bar, ristoranti, hotel, resort.

A Siem Reap d’altra parte si viene per Angkor (o per far festa tutta la notte).

Angkor, parco archeologico di 400kmq sito Unesco, raccoglie decine di tempi della vecchia capitale dell’impero Khmer, tra cui il famosissimo Angkor Wat. È incredibile davvero, le immagini parlano da sole. Ci ho speso una giornata dall’alba al tramonto. Poco ma sufficiente.

I cambogiani sono forti, semplici, gentili sempre e con un super sorriso. Ma Siem Reap è una città cresciuta troppo in fretta attorno ad Angkor con la marea di turisti (più di 400.000 nei primi 40 giorni del 2019), cercando di curare le cicatrici del genocidio dei Khmer Rouge. Questo rende tutto caotico e talvolta le persone un po’ aggressive. Dicono ci sia molta microcriminalità che per fortuna non ho visto.

Ma le massaggiatrici che ti strattonano per strada per offrire a 2 o 3 dollari un massaggio con happy ending mi sono bastate.

Tre storie belle invece mi hanno colpito.

1 – Quella del mio tuk tuk driver per Angkor che puoi leggere qui sotto.

2 – È quella di Tevy, che racconta su questo volantino nel suo ristorante.

3 – Ho anche passato molto tempo con un ragazzo speciale, di Singapore (ma vive a Sydney), che ha comprato un ostello qui e sta cercando di realizzare un business sostenibile insieme ad altre realtà locali, che non mangi le risorse e che dia ai turisti qualcosa su cui pensare. Grazie JJ.

È solo l’inizio della Cambogia, ma è già tanto!

Mezzi utilizzati: aereo, tuk tuk, bicicletta e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Pi, il mio autista di tuk tuk; JJ, nato a Singapore vive a Sidney ed ha comprato un ostello a Siem Reap.
Cibo mangiato: noodles, noodles, noodles. In ogni forma 
Posto più bello visitato: Angkor Wat all’alba

Koh Lanta, alla ricerca della mia palma

I primi giorni di mare ad Ao Nang sono stati carini, ma cercavo altro, cercavo la mia palma.
Non sono un animale da party, per questo non ho optato per le famose Phuket, Koh Phi Phi, Koh Samui o Koh Phangan.

Koh Lanta promette un bel mare e tanta tranquillità. E mantiene la promessa.
Ho passato un paio di notti a nord in 2 diversi ostelli, dove ho ritrovato Mason che avevo conosciuto a Bangkok.
Ma il nord è ancora un po’ troppo festaiolo, così sono andato più a sud alla ricerca della mia palma. Che ho trovato!

Il mio immaginario, sabbia, palma, mare cristallino, è stato rispettato: Khlong Kong, Nuy Beach, Kantiang.
Ci sono spiagge con scimmie e mucche!

Con un bel giro in barca ho visto l’incredibile emerald cave e sono stato su Koh Ngai, davvero una fuga da tutto.
E un’escursione nella giungla con cascate, varani e ovviamente scimmie è stata una bellissima esperienza.

Ho trovato l’ostello ideale , praticamente un resort con stanze condivise, super colazione, personale amabile.

Mi ci sarei fermato, ma è arrivato il tempo di tornare a Bangkok con la mia abbronzatura, dove ho speso un giorno (visitando il museo della Regina e Wat Arun), prima di prendere il volo per Siem Reap, Cambogia, e mettere un nuovo timbro sul mio passaporto.

Mezzi utilizzati: tuk tuk, scooter, long tail boat, minivan, bus, treno e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Jonathan e Micha, svizzeri in vacanza; Sergio, sardo alla ricerca di quiete; Stefano di Cuneo, da Ibiza alla ricerca di una nuova base in Asia; Pao, giovane thai dalla campagna di Isaan a Koh Lanta per uno stage in un ristorante; Sam Jason e Jess, 3 sud africani temporaneamente trasferiti in Vietnam.
Cibo mangiato: pad thai, thai pancake, riso con verdure, tofu fritto e verdure, mangostano, dragon fruit
Posto più bello visitato: Khlong Kong Beach, la mia palma!

Cosa c’è nel mio bagaglio per 16 settimane

Ho scelto la foto del mio bagaglio e del suo contenuto come immagine di copertina perché rappresenta per me l’icona di questo viaggio.

Uno zaino che rientra nelle dimensioni di un bagaglio a mano (e grazie al mio amico Stefano che prima di partire mi ha regalato “Solo bagaglio a mano” di Gabriele Romagnoli), addirittura non riempito del tutto, più uno zainetto “daypack”.

Totale complessivo di tutto, ma proprio tutto tutto? 12kg

Ecco cosa mi sono portato via.

Abbigliamento

  • T-shirt
    • 7 shirt (alcune tecniche)
    • 1 canottiera tecnica
    • 1 camicia a maniche corte (2 ci sarebbero state)
  • Manica lunga
    • Pile leggero (per aereo ed eventuale montagna)
    • Giacca leggera anti-vento e anti-pioggia
  • Pantaloni
    • 3 paia corti (di cui uno da corsa e 1 di lino più carino)
    • 1 paio lungo con le gambe che si possono accorciare
  • Intimo
    • 6 tra boxer e slip
    • 5 calze (ne bastavano 3)
  • Sport
    • Costume slip + costume pantaloncino
    • Occhialini nuoto
    • Tubolare milleusi leggero
    • Banda porta cellulare
  • Infradito
  • Scarpe da trail running in Goretex

Igiene&co

  • Saponetta
  • Deodorante roll on
  • Spazzolino e dentifricio
  • Pinzetta e tagliaunghie
  • Rasoio elettrico con pettinini
  • Fazzolettini imbevuti
  • Asciugamano piccolo e grande in microfibra
  • Multivitaminico
  • Crema viso spf 30
  • Cera capelli
  • Crema mani
  • Crema per il corpo
  • Medicinali
    • Tachipirina
    • Antibiotico
    • Antimalaria
    • Pomata punture
    • Pomata traumi
    • Connettivina
    • Antidiarroico
    • Disinfettante intestinale
    • Fermenti lattici
  • Kit primo soccorso

Tecnologia&co

  • MacBook 12” con custodia, caricabatteria, adattatore
  • Fotocamera con carica, cavalletto Gorillapod, schede di memoria
  • Kindle
  • Cellulare con caricabatteria e spilla per SIM card
  • Chiave USB vuota e hard disk da e Terabyte
  • Cuffie filo, bluetooth leggere e aurali
  • Smartband MiBand 3
  • Luce da testa con batteria
  • Adattatore prese internazionali
  • Caricabatterie vari
  • 2 lucchetti
  • Taccuino

Documenti

  • Portafoglio con contanti e 2 diverse carte di credito
  • Marsupio da tenere sotto i vestiti
  • Copie dei vari documenti

Sembra tanto? Sembra poco? Sembra impossibile ci stia tutto in così poco spazio?

Thailandia, prove generali del viaggio sabbatico

19 giorni, tanti ne sono passati dalla mia partenza. Quello che ho visto e fatto si vede nei video e nelle foto, in buona parte. Con gli articoli ho cercato anche di raccontare cibi, persone, mezzi di trasporto.

E mentre il blog si arricchisce anche con pagine sui libri letti, gli ostelli scelti e altro ancora, quello che manca è un bilancio su come sono veramente andate queste settimane in Thailandia (che per inciso tornerò a visitare ad aprile e a maggio).

Bene, meglio del previsto

2 lacrime in aeroporto, shock al risveglio in aereo, 2 giorni per ambientarmi. E poi tutto liscio, nessun problema ad abituarmi al cibo, al casino, agli ostelli, ai mezzi locali, al non capire il 90% delle scritte e l’accento Thai-English.

Potrebbe andare meglio

Il punto è che mi sono portato dietro un pezzo troppo ingombrante di me stesso. La scarsa socievolezza, la necessità di avere il controllo, la mania di perfezione e tutte quelle caratteristiche che sono venuto qui per perdere.

Anche il fatto che ne stia scrivendo è una testimonianza di quanto ne sia affetto!

Ma intendiamoci, siamo all’inizio, questa era la prova generale ed è andata bene. È stato meno di un quinto del viaggio, ora, con la Cambogia, si fa sul serio (da tutti i punti di vista).

P.s. Una soddisfazione: il mio zaino è davvero piccolo rispetto ad altri viaggiatori e penso pure di avere con me fin troppe cose 😊

I primi giorni al mare: Ao Nang

Volevo fare un unico video per tutto il tempo passato al mare in Thailandia, ma vivendo questa esperienza mi sono reso conto che ci sono due parti distinte da raccontare. E questa è la prima.

Dopo Bangkok e le antiche capitali nel centro avevo proprio voglia di scoprire le tanto apprezzate spiagge tailandesi, di rilassarmi un po’ e di perdere il colorito bianco mozzarella sul corpo.

Un bus notturno mi ha portato a Krabi, da lì un tuk tuk al mio ostello ad Ao Nang, località di mare molto più mondana di quello che mi aspettassi.

Ma per fortuna a pochi minuti di barca spiagge belle e curiosità da scoprire non sono mancate.

Mezzi utilizzati: bus notturno, tuk tuk, long tail boat e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Ball guardiano di notte in ostello, Ru indonesiano trasferito a Bangkok, Arnie olandese in vacanza e Beba viaggiatrice cilena
Cibo mangiato: pad thai, riso con le verdure, papaya salad, pancake al mango, cocco fresco
Posto più bello visitato: Ao Phra Nang Beach, una spiaggia incantevole che si raggiunte solo in barca!

Il centro: Ayutthaya e Lopburi

In questo secondo video vi mostro un po’ del centro della Thailandia: due località in particolare che sono state capitali del Siam (precedente nome del paese) e che quindi hanno grandiosi (rovine di) templi.

Ormai a Bangkok mi stavo ambientando, e lasciare la città per viaggiare mi spaventava un po’, ma invece è stato divertente ed interessante!

Quindi prima tappa Ayutthaya, molto popolare anche per viaggi di una giornata da Bangkok, esplorata insieme a Jed. Lì ho dormito nell’ostello più bello fino ad ora, nel video si vede bene e parlo anche del costo ridicolo!

Viaggiare per la prima volta con il treno locale è stato divertente: super economico (40 centesimi di euro) e pieno di venditori di cibo che passano di continuo.

La seconda tappa, completamente in solitaria, è stata Lopburi, meno turistica ma famosa per le scimmie. Chi vuole scimmie deve assolutamente andare lì!

Lasciata Lopburi in treno sono tornato a Bangkok per prendere un bus notturnoverso il sud, verso il mare delle Andamane, prima Krabi-Ao Nang e poi Koh Lanta, da cui sto scrivendo questo post. Ma questa…sarà la prossima storia!

Mezzi utilizzati: treni locali, barca, bicicletta, Grab (Uber locale) e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Jed filippino nomade digitale (all’incirca), Mike tailandese che lavora nell’esercito
Cibo mangiato: pad thai e noodles con le verdure, melarosa o meglio Chom-poo (a metà tra una mela e una pera), banane, semi di anguria, curry e riso indiani
Posto più bello visitato: Lopburi, piena di scimmie!

Il viaggio e Bangkok

Questo primo video racconta del viaggio di partenza e dei primi giorni a Bangkok: luoghi, mezzi di trasporto, cibo, persone e templi, templi, templi 🙂

Sono partito il 23/01 da Malpensa con un volo British Airways per Londra, dove mi sono imbarcato per Bangkok: ora locale di sbarco le 15.30 circa.

La prima mezza giornata in città è quindi andata in recupero per il fuso orario e la stanchezza del viaggio, esplorando un po’ i paraggi dell’ostello, nella zona Silom. Avevo prenotato 4 notti, alla fine ne sono rimasto 5.

I primi 2 giorni sono stati abbastanza difficili per lo “shock” dell’impatto con l’Asia e con Bangkok in particolare: cibo per strada, traffico smog e rumore, persone gentilissime, fili della luce intrecciati come spaghetti scotti.

Ma sopratutto per un paio di giorni non è stato per me facile socializzare. Chi mi conosce lo sa, non sono esattamente il tipo che attacca bottone facilmente!

Però la colazione in ostello è stata salvifica (anche per la mia pancia!) e ho cominciato a conoscere persone, chiacchierare e fare escursioni in città con loro.

In 3 o 4 giorni le cose essenziali si vedono tutte e si fa qualche esperienza. Sono stato fortunato a partecipare casualmente un festival al parco vicino all’ostello, dove abbiamo assistito al concerto degli One Direction locali.

Alla fine di questo primo blocco di circa una settimana mi sono spostato verso nord, ma questo è un altro racconto e sarà un altro video.

Mezzi utilizzati: aereo, metro sotterranea, metro sopraelevata, ferry, bus locale, tuk tuk e ovviamente i miei piedi
Persone incontrate: Accel da Lima, Jade da Las Vegas, Mason da Los Angeles, Sai indiano da Melbourne, una coppia di ragazzi delle marche, una coppia di francesi, un tot di tedesche e austriache
Cibo mangiato: pad thai (verdure e uova), noodles con le verdure, mango sticky rice, cose non meglio identificate
Posto più bello visitato: Loha Prasat a Bangkok (tempio), bellissima atmosfera e vista sulla città

Come è possibile permettersi di viaggiare così a lungo?

Mi ero sempre fatto questa domanda prima di concepire questo viaggio. Ho sempre pensato ci volessero moltissimi soldi e magari una famiglia alle spalle che ti permette di vivere di rendita.

In realtà leggendo le esperienze di altri viaggiatori e imprenditori ho scoperto che non solo era possibile per chiunque, ma abbastanza semplice (magari non facile, ma semplice!).

Per potersi permettere un viaggio così lungo le chiavi sono tre.

  1. Spendi meno (e con più saggezza)
  2. Guadagna di più
  3. Guadagna anche quando non sei al lavoro (ovvero guadagna in modo intelligente)

In altre parole occorre mettere da parte un po’ di soldi creando un bilancio positivo (- spese + guadagni) e fare in modo che almeno una parte di soldi continuino ad arrivare.

Ecco come ho fatto io.

1. Spendi di meno

Per qualcuno è molto naturale, per altri un’impresa ardua. Io sono sempre stato una formichina, ma la svolta l’ho avuta leggendo “I segreti della mente milionaria” e poi seguendo il relativo corso, ed applicando una gestione precisa dei miei soldi (quelli che T. Harv Eker chiama i “barattoli”).

Decidendo che percentuale dei miei guadagni avrei speso e risparmiato in anticipo ogni mese, magicamente sono riuscito a fare più cose ed avere dei risparmi. Con questa consapevolezza anche eventuali rinunce pesano meno!

2. Guadagna di più

Bisogna darsi da fare, non c’è dubbio! Per alcuni può essere più facile per altri apparentemente impossibile, ma la chiave è prima di tutto psicologica (e su qusto i libri di Jim Rohn e Brian Tracy mi hanno molto aiutato): se aumenti la tua autostima e decidi di dare più valore a quello che fai e alle persone con cui lavori potrai ottenere di più.

Io l’ho fatto aiutando le persone con l’attività di formazione LinkedIn e decidendo di fare più giornate d’aula al mese. Nel 2018 questo ha significato molto stress…ma anche un grande ritorno!

3. Guadagna anche quando non sei al lavoro

Visto che sto citando libri e autori, qui non si può non parlare di Robert Kiosakji e dei “Quadranti del cashflow”. In sintesi si può decidere di vendere il proprio tempo per denaro – quello che io faccio con la formazione – oppure di investire il tempo per costruire qualcosa che continui a fruttare nel tempo.

Il network marketing è oggi l’attività più accessibile ed efficace per fare questo, purché si lavori con i giusti partner e…guarda caso, ci si impegni!

Mettendo insieme questi 3 aspetti per me è stato possibile creare dei risparmi sufficienti per coprire il viaggio, ma anche avere la serenità di continuare ad avere un cashflow positivo mentre viaggio.

Serve testa, serve lavoro, serve pianificazione, è vero. Ma ne vale la pena? Dal mio punto di vista è un sì al 100%!

C’era bisogno di un blog?

Avrei potuto viaggiare e tenere per me le esperienze di viaggio.
Oppure avrei potuto usare Instagram e Facebook per condividere qualche immagine e qualche riflessione (che comunque uso a questo scopo).

E invece ho pensato di avviare questo blog, ma non perché credo che sia così importante seguirmi: la prima spinta è sì egoistica ma non narcisistica.
Scrivere serve a me, ma amo rendere accessibile quello che scrivo per prendermi un impegno, darmi delle regole e magari ispirare qualcuno

Ho avuto il primo blog nel 2004, sotto pseudonimo (era l’epoca di Splinder): un’esperienza bellissima che mi ha dato molti amici che sento ancora oggi.
Poi ho scritto su blog multi autore, blog aziendali e infine nel 2013 ho avviato il blog su LinkedIn che ha dato il via al mio business nella formazione.

Insomma, scrivere e scrivere su un blog fa in qualche modo parte di me, e volevo che facesse parte di questa esperienza.