Thailandia, prove generali del viaggio sabbatico

19 giorni, tanti ne sono passati dalla mia partenza. Quello che ho visto e fatto si vede nei video e nelle foto, in buona parte. Con gli articoli ho cercato anche di raccontare cibi, persone, mezzi di trasporto.

E mentre il blog si arricchisce anche con pagine sui libri letti, gli ostelli scelti e altro ancora, quello che manca è un bilancio su come sono veramente andate queste settimane in Thailandia (che per inciso tornerò a visitare ad aprile e a maggio).

Bene, meglio del previsto

2 lacrime in aeroporto, shock al risveglio in aereo, 2 giorni per ambientarmi. E poi tutto liscio, nessun problema ad abituarmi al cibo, al casino, agli ostelli, ai mezzi locali, al non capire il 90% delle scritte e l’accento Thai-English.

Potrebbe andare meglio

Il punto è che mi sono portato dietro un pezzo troppo ingombrante di me stesso. La scarsa socievolezza, la necessità di avere il controllo, la mania di perfezione e tutte quelle caratteristiche che sono venuto qui per perdere.

Anche il fatto che ne stia scrivendo è una testimonianza di quanto ne sia affetto!

Ma intendiamoci, siamo all’inizio, questa era la prova generale ed è andata bene. È stato meno di un quinto del viaggio, ora, con la Cambogia, si fa sul serio (da tutti i punti di vista).

P.s. Una soddisfazione: il mio zaino è davvero piccolo rispetto ad altri viaggiatori e penso pure di avere con me fin troppe cose 😊

Come è possibile permettersi di viaggiare così a lungo?

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Mi ero sempre fatto questa domanda prima di concepire questo viaggio. Ho sempre pensato ci volessero moltissimi soldi e magari una famiglia alle spalle che ti permette di vivere di rendita.

In realtà leggendo le esperienze di altri viaggiatori e imprenditori ho scoperto che non solo era possibile per chiunque, ma abbastanza semplice (magari non facile, ma semplice!).

Per potersi permettere un viaggio così lungo le chiavi sono tre.

  1. Spendi meno (e con più saggezza)
  2. Guadagna di più
  3. Guadagna anche quando non sei al lavoro (ovvero guadagna in modo intelligente)

In altre parole occorre mettere da parte un po’ di soldi creando un bilancio positivo (- spese + guadagni) e fare in modo che almeno una parte di soldi continuino ad arrivare.

Ecco come ho fatto io.

1. Spendi di meno

Per qualcuno è molto naturale, per altri un’impresa ardua. Io sono sempre stato una formichina, ma la svolta l’ho avuta leggendo “I segreti della mente milionaria” e poi seguendo il relativo corso, ed applicando una gestione precisa dei miei soldi (quelli che T. Harv Eker chiama i “barattoli”).

Decidendo che percentuale dei miei guadagni avrei speso e risparmiato in anticipo ogni mese, magicamente sono riuscito a fare più cose ed avere dei risparmi. Con questa consapevolezza anche eventuali rinunce pesano meno!

2. Guadagna di più

Bisogna darsi da fare, non c’è dubbio! Per alcuni può essere più facile per altri apparentemente impossibile, ma la chiave è prima di tutto psicologica (e su qusto i libri di Jim Rohn e Brian Tracy mi hanno molto aiutato): se aumenti la tua autostima e decidi di dare più valore a quello che fai e alle persone con cui lavori potrai ottenere di più.

Io l’ho fatto aiutando le persone con l’attività di formazione LinkedIn e decidendo di fare più giornate d’aula al mese. Nel 2018 questo ha significato molto stress…ma anche un grande ritorno!

3. Guadagna anche quando non sei al lavoro

Visto che sto citando libri e autori, qui non si può non parlare di Robert Kiosakji e dei “Quadranti del cashflow”. In sintesi si può decidere di vendere il proprio tempo per denaro – quello che io faccio con la formazione – oppure di investire il tempo per costruire qualcosa che continui a fruttare nel tempo.

Il network marketing è oggi l’attività più accessibile ed efficace per fare questo, purché si lavori con i giusti partner e…guarda caso, ci si impegni!

Mettendo insieme questi 3 aspetti per me è stato possibile creare dei risparmi sufficienti per coprire il viaggio, ma anche avere la serenità di continuare ad avere un cashflow positivo mentre viaggio.

Serve testa, serve lavoro, serve pianificazione, è vero. Ma ne vale la pena? Dal mio punto di vista è un sì al 100%!

C’era bisogno di un blog?

Avrei potuto viaggiare e tenere per me le esperienze di viaggio.
Oppure avrei potuto usare Instagram e Facebook per condividere qualche immagine e qualche riflessione (che comunque uso a questo scopo).

E invece ho pensato di avviare questo blog, ma non perché credo che sia così importante seguirmi: la prima spinta è sì egoistica ma non narcisistica.
Scrivere serve a me, ma amo rendere accessibile quello che scrivo per prendermi un impegno, darmi delle regole e magari ispirare qualcuno

Ho avuto il primo blog nel 2004, sotto pseudonimo (era l’epoca di Splinder): un’esperienza bellissima che mi ha dato molti amici che sento ancora oggi.
Poi ho scritto su blog multi autore, blog aziendali e infine nel 2013 ho avviato il blog su LinkedIn che ha dato il via al mio business nella formazione.

Insomma, scrivere e scrivere su un blog fa in qualche modo parte di me, e volevo che facesse parte di questa esperienza.

Avrò il coraggio di farlo?

Non ho fatto l’Erasmus e nemmeno l’Interrail d’estate.
Non sono partito per un lungo viaggio dopo la laurea e non ho mai fatto grandi viaggi. E non mi è mai pesato più di tanto non aver fatto queste esperienze.

Affermavo sempre “amo viaggiare”, eppure ero sempre a casa.
Ok, c’è stato un periodo in cui non avevo la possibilità economica.
Poi quello in cui non avevo tempo e anche quello in cui non avevo compagnia.
Se c’era una cosa che non mi mancava erano sicuramente le “scuse”!

Nel 2014 ho scritto nella mia lista dei 100 sogni “fare un viaggio di più di un mese.
Nel 2016 ho cominciato a pensare all’idea di un periodo sabbatico.
Da lì è partito un lungo lavoro, prima di tutto su me stesso, perché ho scoperto che il primo ingrediente per realizzare un sogno e accettare di meritarselo.

C’è anche stata la fase di “test”: weekend lunghi in Europa, per provare a viaggiare da solo, con uno zaino in spalla, dormendo in ostello.

In 2 anni ho quindi lavorato su più livelli: quello psicologico, quello economico, quello della pianificazione del viaggio, ed ora sono pronto ad iniziare l’avventura: il 23 gennaio parto per 16 settimane in Sud Est Asiatico. Da solo, con un bagaglio a mano sulle spalle.

A lungo mi sono chiesto se, visto il mio passato, avessi veramente avuto il coraggio di farlo.
Sia chiaro, in senso assoluto non sto facendo nulla di così eccezionale! Tanta gente viaggia a lungo, molto più a lungo, in condizioni più difficili e compiendo delle vere imprese.
Ma questa per me è un’avventura che rappresenta una conquista importante.

Sarà la prima tappa di un intero anno sabbatico (che potrebbe proseguire in Sud America e in Africa) o l’unico lungo viaggio di questo anno?
Questo oggi non lo so, e non è nemmeno importante.