Mandalay e Lago Inle: come finire in bellezza

Mandalay e il Lago Inle fanno parte del giro classico essenziale del Myanmar, quindi non possono mancare anche quando si ha poco tempo.

La prima impressione con Mandalay non è stata entusiasmante, la città manca di fascino ed è, dispersiva: poche cose da vedere, grandi distanze, ogni volta andare dal punto A al punto B richiede un sacco di tempo!

Ma la svolta è arrivata presto: alla Mandalay Hill ho conosciuto 2 monaci che erano lì per parlare inglese e fare pratica. Siamo stati insieme un paio d’ore e siamo diventati amici, sono poi andato a trovarli nel loro monastero ed ancora ora ci sentiamo spesso.

La mia sosta al lago Inle invece è stato segnato dalla diarrea del viaggiatore, alla fine è arrivata anche a me, sarà stato del cibo o dell’acqua bevuta, non so, ma è stato terribile ed ho perso 1 2 giorni preziosi. Però allafine sono riuscito almeno a fare un’escursione sul lago all’alba che è stata davvero bella.

E così si conclude il mio giro in Birmania e comincia il lento rientro in Italia…fino alla prossima avventura!

Mezzi utilizzati: bus, barca, bicicletta, e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: un giovane dentista di Mandalay; Pizza il mio nuovo amico monaco
Cibo da ricordare: insalata con foglie di tè fermentate; gnocchi al pomodoro davvero buoni!; shan noodle in un micro ristorante di strada che aveva i menù in tutte le lingue (tradotte dai viaggiatori)
Posti memorabili: U bein bridge al tramonto e lago Inle all’alba

Yangon e Bagan: subito conquistato dal Myanmar

Ho raccolto commenti entusiasti sulla Tailandia da tantissimi viaggiatori incontrati negli altri paesi, e in effetti era da subito nel mio programma.

La stavo per saltare perché avevo (relativamente) poco tempo, “solo” 12 giorni, ma ho deciso di andarci comunque, entrando dalla Tailanda, attraversando la frontiera via terra: meno male che non ho rinunciato, è stato amore a prima vista! Che emozione entrare in questo paese!

La prima tappa è stata Yangon, una delle città più grandi del paese. E’ una città forte, veramente mi sono sentito in un altro mondo: tradizioni come tanaka (una specie di crema naturale sul viso), betel (preparato che viene masticato e sputato di continuo) e longyi (una sorta di gonna/sarong) sono seguite da vecchi adulti e giovani!

Bagan invece è un vero incanto: migliaia di templi punteggiano una campagna brulla, perfetta per essere girata in bicicletta, nonostante il caldo fosse davvero eccessivo.

Il Myanmar non poteva accogliermi meglio!

Mezzi utilizzati: bus, taxi, bicicletta, e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Zarni, giovane manager nella consulenza metà birmano e metà qatarino; ragazzo svizzero con cui ho diviso la stanza a Bagan; JuJu, venditrice di souvenir a Bagan e guida dolcissima.
Cibo da ricordare: ristorante vegano dove ho mangiato un paio di volte della “finta carne”; i noodles 999 Noodle Shan; i dolci della Parisien Bakery
Posti memorabili: l’alba alla Shwedagon Pagoda, Bagan tutta!

Chiang Mai e Chiang Rai: follia, spiritualità e kitsch

Andare a Chiang Mai per il Songkran, i folli festeggiamenti con battaglie d’acqua per il capodanno buddista era tra i miei programmi fin dalla partenza, e per farlo ho dovuto lasciare a malincuore Luang Prabang.

Però ne è valsa la pensa, perché è stata un’esperienza davvero incredibile! Lanciare acqua (tra l’altro putrida…) contro chiunque per 2 giorni ininterrotti è sfiancante e davvero divertente.

E poi c’è il lato spirituale, a Chiang Mai ci sono tantissimi templi e ottime occasioni per chiacchierare con i monaci e frequentare corsi di meditazione, come ho fatto io l’ultimo giorno prima di andare a Chiang Rai, ancora più a nord.

Se dovessi usare un solo aggettivo per Chiang Rai sarebbe kitsch. Il tempio blu e quello bianco sono affascinanti, ma diciamo che hanno un’eleganza…tutta loro.

Mezzi utilizzati: aereo, taxi, bicicletta, bus, e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Aleks, ragazzo filippino con cui ho visitato per 3 giorni Chiang Rai; Kit, giovane farmacista di Bangkok trasferito a Chiang Mai; Praha KK, il monaco che ha tenuto il corso di meditazione; Anastasia, ragazza russa che viva a Hong Kong e che parla un italiano perfetto!
Cibo da ricordare: tutto quello preparato nel ristorante vegano Taste from Heaven, e in particolare il khao soi vegan, adattamento cruelty free del piatto tipico del nord della Thailandia.
Posti memorabili: i templi di Chiang Mai di sera e l’interno del tempio Blu di Chiang Rai

Nong Khiaw: vita di villaggio

Nong Khiaw è stata quasi una tappa di ripiego: da Luang Prabang volevo vedere un po’ di “natura del nord”, ma le mie opzioni preferite erano troppo distanti.
Come spesso capita il caso ti premia, perché è stata una scelta fortunata.

Infatti Nong Khiaw era nel pieno della festa più importante dell’anno, una gara in barca che annuncia l’inizio del nuovo anno buddista: mercato gigante, giochi per bambini, festeggiamenti per le squadre che competono. Un “palio di Siena” in versione acquatica e loatiana.

Di turisti ce n’erano veramente pochi, quindi è stato molto bello mischiarsi tra i locali per scoprire un po’ questa tradizione colorata e chiassosa.

Ancora più “local” il trekking di 2 giorni nelle valli lì vicine, tra foreste di banani, bufali d’acqua, incendi e villaggi Khmu.

Ho raccomandato Nong Khiaw a tutti i viaggiatori in Laos che ho incontrato, e lo faccio a tutti anche qui dal mio blog.

Mezzi utilizzati: bus locale, pickup, barca, kayak e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Bernd e Jana, coppia tedesca alla scoperta del Laos; Khamfueua e il suo team, organizzatori del trekking; la famiglia Khmu che ci ha ospitati.
Cibo da ricordare: un’insalata con uova e “non si sa cos’altro”, super saporita! E la zucca bollita…quanto sono deliziose le cose semplici?
Posti memorabili: il viewpoint di Nong Khiaw al tramonto non si può dimenticare.

Luang Prabang: dove la realtà supera l’aspettativa

A Luang Prabang ho realizzato che non posso lasciare un posto prima esserne sazio, che significa averlo girato per bene e averci passato tempo a sufficienza da sentirmi almeno un po’ a casa.

Ma sebbene fossi sazio di Luang Prabang, alla fine non ero comunque pronto a partire perché non volevo i miei nuovi amici Mathis e Paolo.

A Luang Prabang l’atmosfera è davvero magica, tanto è vero che tutto il centro del paese è patrimonio Unesco.

Ci sono tantissimi templi, si possono vedere magnifici tramonti, e l’attrazione più tipica, la  Alms giving ceremony, che si svolge ogni mattina con centinaia di monaci, anche se è diventata molto turistica resta molto emozionante.

Qui sono stato in uno dei peggiori ostelli di sempre ed anche in quello dove ho avuto la più calda accoglienza.

P.S. In fondo al video uno “fuori onda” con il momento emotivamente più difficile del mio viaggio.

Mezzi utilizzati: bus notturno, minivan e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Mathis, ragazzo francese che ama l’Italia; Paolo, italiano in viaggio da 11 mesi (di cui 6 spesi per andare da Vicenza all’Iran in bicicletta!); i ragazzi dell’0stello Ynot, mi mancano ancora oggi! Sian, studente dolce e simpatico che mi ha fermato per fare un po’ di pratica in inglese.
Cibo da ricordare: waffle al cocco deliziosi al mercato e i (free) cocktail dell’ostello per il Pi Mai
Posti memorabili: le cascate Kuang Si e la Alms giving ceremony

Vientiane e Vang Vieng: so much fun!

Sono entrato in Laos via terra, da Hanoi, con un lungo viaggio in bus di 23 ore.
Ad Hanoi in stazione avevo conosciuto Axel, un ragazzo svedese di 19 anni che stava prendendo un bus diverso ma con la stessa destinazione, per cui abbiamo deciso di trovarci a Vientiane, capitale del Laos, e viaggiare insieme per qualche giorno.

Se Vientiane non mi è piaciuta molto, a parte il lungo fiume (Mekong) e qualche bel tempio, Vang Vieng è stata una delle tappe più divertenti di tutto il mio viaggio!

Per tanti anni Vang Vieng è stato luogo di sballo (nel senso di droga) in mezzo alla natura. Dopo tanti morti il governo ha messo un freno al fenomeno: sono rimaste la natura e un divertimento più sano.

Dormire sulla casa sull’albero, fare la zipline, tuffarsi nelle lagune: sono solo alcune delle cose che ho fatto in questo angolo di Laos…il tutto con la spensieratezza di un 19enne!

Mezzi utilizzati: bus, minivan, bicicletta, tuk tuk e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Axel, 19enne svedese con cui ho viaggiato qualche giorno; Roberto e una coppia padre-figlio, pizzaioli trasferiti a Vientiane e Vang Vieng.
Cibo da ricordare: la pizza, dopo tanto tempo!
Posti memorabili: la casa sull’albero…e chi se la potrà mai dimenticare?

Sapa: verso il tetto dell’Indocina

Sapa è una delle più note mete turistiche di montagna nel nord del Vietnam, punto di partenza del famoso Fansipan, il tetto dell’Indocina, la montagna più alta del Sud Est Asiatico con i suoi 3100 metri.

Ma da molti è riconosciuta a colpo d’occhio per le i bellissimi terrazzamenti coltivati a riso.

Tutti i viaggiatori che ho incontrato in Vietnam mi dicevano di non aspettarmi troppo da Sapa perchè non era la stagione giusta: terrazze marroni e cielo grigio. Beh, si sbagliavano! Perché quando trovi le persone giuste (e con un po’ di fortuna per il meteo), la stagione è sempre perfetta!

Ho trascorso un primo giorno ad ambientarmi e girare il paese, e poi ho speso 2 giorni con una famiglia Hmong, capitanata dalle mitiche Chua e Mama Sa per un bellissimo trekking a quote più contenute, con paesaggi mozzafiato e terrazze niente male!
Ho dormito una notte a casa loro: buon cibo, tanta “happy water” (grappa di riso), e divertimento infinito con il karaoke (se vuoi ridere per le mie stonatore guarda fino in fondo il video!).

Mezzi utilizzati: treno, minibus, auto e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Mama Sa, Chua e le loro bellissime famiglie hmong; Callum e la sua fidanzata, coppia giovanissima dall’Australia; Nina dall’Olanda e Sara, ragazza italiana che sta facendo il giro del mondo…letteralmente!
Cibo da ricordare: curry con verdure e noodles, verdure pazzesche e involtini in homestay
Posti memorabili: la vista su Sapa dalla cima della montagna, le viste al tramonto sui terrazzamenti.

Phong Nha, Tam Coc e Trang An: la maestosità della natura

Phnong Nha è famosa per le sue grotte, tante, belle, differenti una dall’altra. Qui c’è anche la grotta più grande del mondo, il cui accesso è riservato a 500 persone all’anno (con un costo di migliaia di euro).

Io mi sono limitato alle più semplici ma molto beelle Paradase Cave e Dark Cave (dove ho fatto il bagno nel fango) e a qualche attività adrenalinica tipo zipline.

Tam Coc e Tran An sono invece decisamente più a nord, ma come Phnong Nha rappresentano un trionfo della natura più maestosa.

Qui il paesaggio, patrimonio Unesco, è segnato da questi faraglioni che si innalzano dal terreno come schegge, e che a Trang An si dipanano lungo il percorso di un fiume.

L’arrivo a Tam Coc segna un punto di svolta nelle mie abilità sociali come viaggiatore, avendo fatto amicizia alle 4 del mattino appena sceso dal bus con Serguei, un ragazzo francese che è diventato mio compagno di stanza e di escursioni per due giorni, rivisto poi ad Hanoi qualche giorno dopo. Incontri che spezzano la linearità del viaggio in solitaria e arricchiscono la vita di amici in giro per il mondo.

Mezzi utilizzati: sleeping bus, minivan, barca e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Serguei, ragazzo francesce da 6 mesi in giro per il mondo; una coppia inglese che gira il mondo da quasi un anno
Cibo da ricordare: l’abbondante colazione a buffet del “resort/homestay” a Tam Coc
Posti memorabili: la dark cave con il bagno nel fango a Phnog Nha e i faraglioni nel fiume a Trang An

Tra Hoi An e Hue: meraviglie nel centro del Vietnam

Mi avevano detto che Hoi An era meravigliosa ed avevano ragione. Certo, è invasa dai turisti, ma si riesce ancora a scoprire qualche angolo più tranquillo.

Inoltre da Hoi An si può fare una fuga al mare ed andare a seguire un bel corso di cucina, anche vegetariana.

Dopo Hoi An Hue è un “ritorno alla realtà”, perché la città è davvero insignificante, mentre la cittadella imperiale bella, anche se non mi ha emozionato.

Tra le due tappe ho viaggiato su un bus turistico (con ulteriori tappe intermedie) dove ho conosciuto due ragazze italiane, Azzurra e Anna, molto simpatiche, cui abbiamo condiviso una giornata di chiacchiere e risate.

Purtroppo a Hue non ho avuto il tempo di visitare le tombe, che pare siano meravigliose, perché un treno, il mio primo treno in Vietnam, mi aspettava per andare più a nord.

Mezzi utilizzati: sleeping bus, bus, barca, barchetta tonda, bicicletta e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Azzurra e Anna, viaggiatrici rock da Milano; Ly, proprietaria di un ostello gestito con amore a Hoi An; i ragazzi dell’ostello di Ly con cui ho cucinato e bevuto
Cibo da ricordare: il banh my vegeriano più gustoso di sempre (Hue) e il Cao Lau vegetariano (Hoi An)…e il cibo cucinato da me, ovviamente!
Posti memorabili: il lungo fiume di Hoi An la sera e i templi della cittadella imperiale di Hue

Da Lat: cascate, fragole, caffè e un progetto per l’istruzione dei bambini

Da Lat è bella e ha molto da offrire, ma quello che più mi ha dato è stata un’esperienza speciale: poter conoscere e passare qualche giorno con Patrick e i suoi amici alla scoperta del suo progetto “Light Up Your Dreams”, a cui ho anche dedicato un video specifico.

La bellezza delle cascate, delle coltivazioni di fiori, caffé e fragole, gli edifici e templi kitsch sono passati in secondo piano…però ho deciso di mostrarli comunque in questo video 🙂

I 4 giorni passati qui sono anche stati il consacramento definitivo, dopo il battesimo di Ho Chi Minh City, del mio ruolo di passeggero su uno scooter: ci ho passato così tante ore tra le montagne!

Mezzi utilizzati: bus, scooter e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Patrick, 22enne di un piccolo villaggio che ha avviato il progetto “Light up your dreams” che mi ha totalmente conquistato; gli amici di Patrick e i bambini a cui Patrick insegna inglese
Cibo da ricordare: crispy tofu con crema di pomodoro (cucinata da Patrick), curry vegetariano, il mango e la papaya più buoni che abbia mai assaggiato
Posti memorabili: non si vede nel video, ma sono stato in un bar chiamato “Maze” (labirinto) che è davvero incredibile e ricorda la Crazy House.