Povertà in 4G

Scritto il 4 marzo 2019

Sto lasciando la Cambogia: sono atterrato a Siem Reap l’11 febbraio ed avevo previsto di starci 2 settimane, alla fine sono stati 20 giorni. E’ il bello di poter scegliere giorno per giorno cosa fare ed il risultato di un paese che mi ha conquistato.

Più povera della vicina Tailandia, con minor crescita del rampante Vietnam, la Cambogia è comunque in fondo alle varie classifiche di PIL, scolarizzazione e alfabetizzazione. Ma è sicuramente in cima a quelle per sorriso e gentilezza.

Mi ha colpito una (prevedibile) differenza tra centri piccoil e grandi città: nei primi si vede molta poverà ma tanta genuina felicità. Non dimenticherò facilmente i saluti dei bambini nei mercati galleggianti o il piacere di raccontare e fare domande di chiunque per strada (la conoscenza dell’inglese è molto diffusa).

Nelle città più grandi c’è un po’ più di agio (non a tutti i livelli) e meno apertura.
Credo sia uno dei prezzi del progresso e temo che sia comune in tutti i paesi che si stanno sviluppando rapidamente.

Ma ecco il punto che vorrei fare.

La Cambogia sta cercando di crescere rapidamente nei suoi parametri economici, di industrializzazione e sviluppo urbano, qui siamo nei nostri (italiani) anni 60.

Consideriamo che il genocidio dei Khmer Rouge (che ha sterminato tra un quarto e un terzo dei cambogiani) è finito nel 1979, ma fino al 1990 gli stessi hanno avuto un discreto potere.

Quindi ora si assiste ad uno sviluppo spregiudicato, in alcune zone pompato dai soldi cinesi senza alcuno scrupolo, altrove spinto dalle multinazionali che sfruttano il basso costo della manodopera, in altre con un occhio alle realtà locali e alla sostenibilità.

Ma in generale c’è un consumo delle risorse enorme e una mancanza di pianificazione (urbana, sociale, ecologica) da far spavento.

Ok, lo abbiamo fatto anche noi in Italia e in Europa. Ma qual è la grande differenza?

Che qui sta accadendo tutto nel contesto del XXI secolo, con la tecnolgia di questo periodo storico, ed in particolare sotto una copertura 4G (sto parlando di reti cellulari) capillare e potente. Per intenderci, oggi in bus usando il cellulare come hotpot ho caricato un video di 6 minuti dal computer sul mio canale Youtube in pochi minuti.

Questa connettività rappresenta accesso alle informazioni e potenziale confronto globale.

Qui anche i bambini meno ricchi per strada hanno spesso il cellulare connesso in mano e tutti oggi spendono ore su Facebook e Youtube.

Questo è quello che trovo stridente: connessione, accesso alla conoscenza, utilizzo della lingua franca globale, ma abbinati ad una notevole povertà e ad una crescita che ignora gli errori che molti paesi hanno fatto in passato.

Sociologi e grandi viaggiatori troveranno quello che ho scritto banale e scontato. Forse molto comune nei paesi in rapido sviluppo.

Per me è stata una prima volta e mi ha colpito profondamente, anche perché mi sono innamorato della Cambogia.

Una risposta a “Povertà in 4G”

  1. Ciao Alessandro, sicuramente in questo momento hai un punto di vista privilegiato per accorgerti di questi paradossi che la stragrande maggioranza delle persone (me compreso) ignorano, se non grazie a qualche documentario o al racconto di qualcun’altro.
    Ho la personale sensazione che purtroppo questi paesi siano “vittime” delle nazioni più potenti, in questo caso la Cina, ma la stessa cosa è accaduta e sta accadendo in Africa e Sudamerica con Stati Uniti e Europa .
    Continua così! Attraverso i tuoi occhi ( e i video) possiamo vivere con te le tappe di questo tuo fantastico viaggio!

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