Il Vietnam mi ha accolto subito alla grande

L’ingresso in Vietnam dalla Cambogia, via bus è stato “avventuroso”: l’autista voleva 50 dollari (tangente) per farmi passare con il visto elettronico che mi ero procurato. Sono stato gentile, ho fatto una ristata, e sono passato senza.

Poi però arrivato a Ho Chi Min City (Saigon) sono stato accolto più che bene! Si dice “quanto è piccolo il mondo”? In una città di oltre 8.000.000 di abitanti ho incontrato per caso il mio amico Mason, conosciuto a Bangkok. Lui vive lì e sapeva che arrivato, ma ci siamo incontrati per caso!

Ho Chi Min è pazzesca, molto occidentale sia per i palazzi storici (epoca coloniale), sia per quelli moderni, con grattacieli imponenti.

Da lì il tour al delta del Mekong è un classico. Per me non è stato eccezionale, ma sicuramente può valere la pena farlo, almeno per i caotici mercati galleggianti.

E poi, grazie all’invito di Mason sono andato a Mui Né, una località di mare a nord di Saigon, dove sono stato in un bellissimo, super economico e molto divertente ostello a riposare un po’.

Guarda il video fino in fondo se vuoi vedermi cadere in acqua preso a colpi di cuscino!

Mezzi utilizzati: bus, sleeping bus, minibus, auto, scooter (Grab), barche piccole e grandi
Persone incontrate: Mason, conosciuto a Bangkok e ritrovato qui; Vinh, ragazzo indicano che vive a Melbourne; Maor, da Tel Aviv in giro per il sud est asiatico; King, signore malese con cui ho condiviso il tour sul Mekong; Julius e il suo compagno, trasferiti in Vietnam dall’est Europa.
Cibo mangiato: oltre ai sempre presente noodles e riso con verdure, spring rolls freschi e fritti, tofu con verdure, zuppe varie in un ristorante vegano buonissimo e soprattutto banh mi vegetariani (baguette farcite, lo snack da strada più comune in Vietnam)
Posto più bello visitato: la torre Bitexco a Ho Chi Minh City per il tramonto

Mondulkiri: fare il bagno con gli elefanti

Sono stato a lungo indeciso se andare o no nel wild east della Cambogia, e alla fine ci sono andato, anche perché ho trovato con chi condividere l’esperienza, la ragazza francese conosciuta a Kratié, Amelie.

A Mondulkiri si va perché qui ci sono la maggior parte degli elefanti rimasti in Cambogia. La sorte di questi animali, qui come in tutta l’Asia è segnata: prima molto presenti sia selvaggi che addomesticati per uso agricolo, via via si sono ridotti, sempre più coinvolti nell’industria del turismo o venduti all’estero, e con un habitat, la giungla, che si sta consumando rapidamente per via della deforestazione.

A Mondulkiri sono nate diverse organizzazioni, chiamate “sanctuary”, che proteggono i pochi elefanti rimasti, spesso acquistando o affittando a lungo termine elefanti sottratti all’industria del turismo.

Noi siamo stati 2 giorni nella giungla con il Mondulkiri Project, una delle 3 maggiori NGO locali (anche se forse non la migliore), per fare un trekking e stare un po’ con gli elefanti, accompagnati dalle guide Bunong, una minoranza locale aiutata dalle organizzazioni.

Comvine, Sophie, Happy, Lucky e Princess, questi i nomi dei 5 elefanti che abbiamo nutrito, lavato e accarezzato dopo aver dormito una notte su un’amaca in un lodge nella giungla.

L’esperienza con gli elefanti ha sicuramente luci e ombre. Positivo che vengano sottratti a chi li sfrutta in malo modo proteggendo contemporaneamente la giungla (la Cambogia è soggetta ad un’incredibile deforestazione), ma anche le attività che abbiamo fatto noi, pur rispettando tantissimo i tempi e le volontà degli animali, rappresenta in qualche modo uno sfruttamento, sfruttamento che serve per raccogliere i fondi per proteggerli. Insomma, un male necessario.

Comunque, fare il bagno con un elefante è un’esperienza bellissima da ricordare per sempre.

Mezzi utilizzati: minivan, tuk tuk, pick up, e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Yasmine e tutto il gruppo di francesi e tedeschi con cui ho fatto il tour di 2 giorni nella giungla; Nor e le altre guide Buonong, tutti molto simpatici; Mr Tree il boss del Mondulkiri Project, davvero carismatico!
Cibo mangiato: riso con verdure (che novità!), zuppa di noodles con tofu, pizza-baguette, bamboo soup (zuppa di melanzana cotta nel bamboo, super!), pancake con banana e nutella, rice wine (imbevibile!).
Posto più bello visitato: il laghetto dove abbiamo fatto il bagno con gli elefanti!

“Light up your dreams”, ovvero come dare un futuro ai bambini attraverso l’istruzione

Ho incontrato Patrick per caso, e non appena mi ha spiegato cosa sta facendo ho subito deciso di unirmi a lui.

Patrick è un ragazzo di 22 anni che vive a Da Lat in Vietnam, ed è stato l’unico del suo villaggio, Lan Tranh, sperduto nelle montagne, ad aver avuto accesso all’università (e completarla con successo e in anticipo) .

Avendo compreso l’importanza dell’educazione ha deciso, contando solo sulle proprie forze e il sostegno di una sorella e di alcuni amici, di avviare il progetto “Light up your dreams”, che consiste nell’insegnare ai bambini l’inglese e altre materie, e a far loro comprendere che esiste un mondo fuori dal villaggio e che possono realizzare i loro sogni.

Questo ovviamente significa dover investire tempo, ma anche denaro per attrezzature e per far fare loro esperienze e portarli in città quando è il momento di frequentare le superiori.

Ecco l’intervista che ho realizzato a Patrick e a due delle ragazze che sta aiutando al villaggio.

Ho deciso quindi di sposare il progetto di Patrick provando a mettere al servizio qualcosa di quello che so fare, come ad esempio realizzare un video o un sito web.

Ora stiamo lavorando proprio alla pubblicazione del sito, che sarà online in pochi giorni, e che lo aiuterà ad attirare più volontari e maggiori donazioni.

Sono così grato di aver incontrato Patrick, che mi ha fatto vedere ancora una volta la potenza di avere una visione per il futuro e di trasformarla in un chiaro obiettivo. E mi ha mostrato quanto amore può generare donare il proprio aiuto alle altre persone.

Kratié: alla ricerca dei delfini

Tanto mi è subito piaciuta quanto poi non l’ho sopportata: cittadina piccola lungo il Mekong, tutta sviluppata lungo una strada, che dorme prestissimo e poco accogliente.

Due le cose da fare: visitare in bici un’isola sabbiosa a 5 minuti di barca (carina ma non imperdibile) e avvistare i pochi esemplari di delfini d’acqua dolce.

Ecco, questa è un’esperienza davvero unica! Si può fare dalla costa, in barca o remando su un kayak. Ovviamente ho scelto quest’ultima soluzione.

Che fatica, ma che bello! Grazie alla guida abbiamo apprezzato vari aspetti dell’imponente Mekong (ora ridotto perché è la stagione secca) e poi abbiamo visto i delfini avvicinandoci più possibile con i kayak.

Sono rimasti meno di un centinaio di delfini d’acqua dolce nel Mekong (ma dopo il rischio estinzione pare il numero stia di nuovo salendo) e circa 30 in questa zona.
Sono diversi da quelli marini e soprattutto meno socievoli, quindi non si avvicinano molto…ma che emozione!

Alla fine, cittadina così così, ma esperienza da ricordare per tutta la vita!

Mezzi utilizzati: minivan, bicicletta, kayak e ovviamente i miei piedi! Persone incontrate: Kelly, ragazza olandese con cui ho condiviso il più scomodo viaggio in minivan fino ad ora; Amelie, ragazza francese conosciuta in ostello con cui ho poi proseguito a viaggiare per qualche giorno; Franzi, ragazza tedesca compagna di ostello e kayak.
Cibo mangiato: zuppa di verdure con curry, spezie e latte di cocco, pizza margherita (primo cibo occidentale dalla partenza), come sempre noodles e riso con verdure.
Posto più bello visitato: il Mekong per l’avvistamento dei delfini!

Povertà in 4G

Scritto il 4 marzo 2019

Sto lasciando la Cambogia: sono atterrato a Siem Reap l’11 febbraio ed avevo previsto di starci 2 settimane, alla fine sono stati 20 giorni. E’ il bello di poter scegliere giorno per giorno cosa fare ed il risultato di un paese che mi ha conquistato.

Più povera della vicina Tailandia, con minor crescita del rampante Vietnam, la Cambogia è comunque in fondo alle varie classifiche di PIL, scolarizzazione e alfabetizzazione. Ma è sicuramente in cima a quelle per sorriso e gentilezza.

Mi ha colpito una (prevedibile) differenza tra centri piccoil e grandi città: nei primi si vede molta poverà ma tanta genuina felicità. Non dimenticherò facilmente i saluti dei bambini nei mercati galleggianti o il piacere di raccontare e fare domande di chiunque per strada (la conoscenza dell’inglese è molto diffusa).

Nelle città più grandi c’è un po’ più di agio (non a tutti i livelli) e meno apertura.
Credo sia uno dei prezzi del progresso e temo che sia comune in tutti i paesi che si stanno sviluppando rapidamente.

Ma ecco il punto che vorrei fare.

La Cambogia sta cercando di crescere rapidamente nei suoi parametri economici, di industrializzazione e sviluppo urbano, qui siamo nei nostri (italiani) anni 60.

Consideriamo che il genocidio dei Khmer Rouge (che ha sterminato tra un quarto e un terzo dei cambogiani) è finito nel 1979, ma fino al 1990 gli stessi hanno avuto un discreto potere.

Quindi ora si assiste ad uno sviluppo spregiudicato, in alcune zone pompato dai soldi cinesi senza alcuno scrupolo, altrove spinto dalle multinazionali che sfruttano il basso costo della manodopera, in altre con un occhio alle realtà locali e alla sostenibilità.

Ma in generale c’è un consumo delle risorse enorme e una mancanza di pianificazione (urbana, sociale, ecologica) da far spavento.

Ok, lo abbiamo fatto anche noi in Italia e in Europa. Ma qual è la grande differenza?

Che qui sta accadendo tutto nel contesto del XXI secolo, con la tecnolgia di questo periodo storico, ed in particolare sotto una copertura 4G (sto parlando di reti cellulari) capillare e potente. Per intenderci, oggi in bus usando il cellulare come hotpot ho caricato un video di 6 minuti dal computer sul mio canale Youtube in pochi minuti.

Questa connettività rappresenta accesso alle informazioni e potenziale confronto globale.

Qui anche i bambini meno ricchi per strada hanno spesso il cellulare connesso in mano e tutti oggi spendono ore su Facebook e Youtube.

Questo è quello che trovo stridente: connessione, accesso alla conoscenza, utilizzo della lingua franca globale, ma abbinati ad una notevole povertà e ad una crescita che ignora gli errori che molti paesi hanno fatto in passato.

Sociologi e grandi viaggiatori troveranno quello che ho scritto banale e scontato. Forse molto comune nei paesi in rapido sviluppo.

Per me è stata una prima volta e mi ha colpito profondamente, anche perché mi sono innamorato della Cambogia.

Phnom Penh: la capitale che non ti aspetti

Lo dichiaro subito, Phnom Penh è la mia città preferita fino ad ora, non solo in Cambogia.
Mi piace perché è grande ma non enorme, perché ha una sorta di centro attorno a cui si dipana la città, perché l’ho trovata poco aggressiva ed ha un lungo fiume davvero bello.

Sono stato a Phnom Penh in tre volte distinte, facendola luogo di partenza e ritorno per le visite a Kampot-Kep e Kratié-Mondulkiri.

Ho cambiato 4 ostelli diversi, mangiato in strada e in ristoranti, fatto bucato, visitato i luoghi del genocidio, passeggiato in riva al fiume, visto albe e tramonti, fatto shopping e vissuto un po’ di vita notturna (molto vivace!).

Ho ritrovato qui per una cena le mie nuove amiche Simona e Annalisa e trovato nuovi amici con cui ho condiviso la visita ai luoghi del genocidio, Aurora e Milo.

Questo video è un mix di queste 3 distinte visite, un piccolo tributo a questa capitale che mi ha sorpreso.

Mezzi utilizzati: tuk tuk, minivan e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: un ragazzo pachistano (di cui non ricordo il nome) che sogna di vistare l’Italia); Aurora e Milo, coppia di italiani in arrivo dal Vietnam; Kdey, giovane cameriere in un caffè che mi ha fatto conoscere un po’ di vita notturna.
Cibo mangiato: gelato al cocco, noodles e riso con le verdure (anche istantanei a cui basta aggiungere acqua calda), dahl indiano, num banchok (tipica zuppa Khmer in versione vegetariana)
Posto più bello visitato: per bellezza il lungo fiume, per impatto emotivo ii luoghi del genocidio.

Kampot e Kep: tra sale e pepe

Kampot e Kep non sono due destinazioni così frequente, spesso le vicine isole (paradisiache) sono di maggior richiamo.Ma il fiume, le saline, le coltivazione di pepe e l’atmosfera rilassata (molto freak, per chi lo ama) valgono una sosta di un paio di giorni.

Non sono tra le destinazioni più famose della Cambogia, anche perché sono così vicine all’isola paradisiaca di Koh Rong che pochi ci passano, ma per chi ha tempo è una sosta consigliata.

La prima sistemazione è stata forse la peggiore fino ad ora: un letto in un sottotetto sporco e disordinato, rovente, con un bagno per una dozzina di persone. Ci sono stato una notte e per fortuna e sono stato ricompensato trovando un piccolo bungalow sul fiume tutto per me, che storia!

A Kampot si va per rilassarsi, e molti vanno per fumare (non intendo sigarette). In realtà forse troppi vanno per fumare, visto che anche al ristorante si mangia con odore di canna…

Ci sono giusto tre o quattro escursioni da fare: Bokor Hill, il tramonto in barca, le saline e le piantagioni di pepe. Ovviamente le ho fatte tutte.

Insomma, una tappa non essenziale, ma un altro assaggio di vera Cambogia.

Mezzi utilizzati: minivan, barca, bicicletta e ovviamenti i miei piedi!
Persone incontrate: Jim, Instagrammer e Youtuber malese giramondo; Guillame, modello francese; Michele, italiano senza casa in Italia, gira il modno da anni
Cibo mangiato: zuppa di noodles, noodles fritti,  riso alle verdure , frittelle con crema di patate, pane e Nutella, pane e marmellata, yogurt e muesli
Posto più bello visitato: le coltivazioni di pepe!

A Battambang via fiume: che avventura!

Prima che Liana mi dicesse qualche mese fa “Mi raccomando, da Siem Reap vai a Battambang con la barca, non con il bus”, non sapevo nemmeno che Battambang fosse una cittadina da visitare in Cambogia.

Sono stato tentato di abbandonare l’idea della barca, perché sapevo da racconti di viaggiatori che in questa stagione secca in alcuni tratti il livello dell’acqua del fiume è troppo basso per navigato.
Ma alla fine ho abbracciato la sfida, e meno male!

E’ stata una delle più belle esperienze della mia vita, forte, non sempre piacevole, ma un’opportunità unica per vedere come vivono ancora oggi tantissime persone nei villaggi galleggianti.

E poi perché nel viaggio ho trovato due ragazze di Padova con cui sono diventato molto amico!

Il viaggio è stato super, e Battambang mi è piaciuta molto. Non c’è nulla da vedere in città, però è piacevole passeggiare sul lungo fiume e vedere le architetture francesi degli anni del protettorato.

Le cose più belle sono fuori: villaggi, templi, rovine di tempi, pipistrelli giganti vegetariani e milioni (ma milioni!) di pipistrelli che volano al tramonto.

Una tappa speciale di questo viaggio in Cambogia, anche se mi è mancata un po’ la follia di Siem Reap e JJ.

Mezzi utilizzati: barca, pick-up, tuk-tuk, bicicletta e ovviamenti i miei piedi!
Persone incontrate: Simona e Annalisa, italiane innamorate dell’Asia; Catherine, signora francese incrociata già a Siem Reap e diventata compagna di escursioni; GuGu, ragazzo francese che vive gratis a Phuket in cambio di lezioni e animazione; Dery, originario di Battambang, co-gestisce un ristorante francese
Cibo mangiato: ravioli fritti, riso e noodles con verdure fritti e in zuppa, lok lak vegetariano (con tofu), cocco fresco, torta al cioccolato e tamarindo (dalla pianta)
Posto più bello visitato: la collina da dove si vede il volo dei pipistrelli al tramonto!

Siem Reap e Angkor: un casino da amare!

(Ok, il titolo non è in italiano corretto, ma ha senso se leggi)

Primo impatto? Questi sono fuori di testa!

Se arrivi la sera e fai una passeggiata è normale che la direzione sia Pub Street, dove scopri 300 metri di discoteca a cielo aperto, con locali di ogni tipo e birra a 0,5$ a boccale. Bevi IRResponsabilmente è lo slogan.

Poi la mattina dopo ti guardi intorno e scopri che non c’è altro se non un grosso mercato, un lungo fiume carino. E bar, ristoranti, hotel, resort.

A Siem Reap d’altra parte si viene per Angkor (o per far festa tutta la notte).

Angkor, parco archeologico di 400kmq sito Unesco, raccoglie decine di tempi della vecchia capitale dell’impero Khmer, tra cui il famosissimo Angkor Wat. È incredibile davvero, le immagini parlano da sole. Ci ho speso una giornata dall’alba al tramonto. Poco ma sufficiente.

I cambogiani sono forti, semplici, gentili sempre e con un super sorriso. Ma Siem Reap è una città cresciuta troppo in fretta attorno ad Angkor con la marea di turisti (più di 400.000 nei primi 40 giorni del 2019), cercando di curare le cicatrici del genocidio dei Khmer Rouge. Questo rende tutto caotico e talvolta le persone un po’ aggressive. Dicono ci sia molta microcriminalità che per fortuna non ho visto.

Ma le massaggiatrici che ti strattonano per strada per offrire a 2 o 3 dollari un massaggio con happy ending mi sono bastate.

Tre storie belle invece mi hanno colpito.

1 – Quella del mio tuk tuk driver per Angkor che puoi leggere qui sotto.

2 – È quella di Tevy, che racconta su questo volantino nel suo ristorante.

3 – Ho anche passato molto tempo con un ragazzo speciale, di Singapore (ma vive a Sydney), che ha comprato un ostello qui e sta cercando di realizzare un business sostenibile insieme ad altre realtà locali, che non mangi le risorse e che dia ai turisti qualcosa su cui pensare. Grazie JJ.

È solo l’inizio della Cambogia, ma è già tanto!

Mezzi utilizzati: aereo, tuk tuk, bicicletta e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Pi, il mio autista di tuk tuk; JJ, nato a Singapore vive a Sidney ed ha comprato un ostello a Siem Reap.
Cibo mangiato: noodles, noodles, noodles. In ogni forma 
Posto più bello visitato: Angkor Wat all’alba

Koh Lanta, alla ricerca della mia palma

I primi giorni di mare ad Ao Nang sono stati carini, ma cercavo altro, cercavo la mia palma.
Non sono un animale da party, per questo non ho optato per le famose Phuket, Koh Phi Phi, Koh Samui o Koh Phangan.

Koh Lanta promette un bel mare e tanta tranquillità. E mantiene la promessa.
Ho passato un paio di notti a nord in 2 diversi ostelli, dove ho ritrovato Mason che avevo conosciuto a Bangkok.
Ma il nord è ancora un po’ troppo festaiolo, così sono andato più a sud alla ricerca della mia palma. Che ho trovato!

Il mio immaginario, sabbia, palma, mare cristallino, è stato rispettato: Khlong Kong, Nuy Beach, Kantiang.
Ci sono spiagge con scimmie e mucche!

Con un bel giro in barca ho visto l’incredibile emerald cave e sono stato su Koh Ngai, davvero una fuga da tutto.
E un’escursione nella giungla con cascate, varani e ovviamente scimmie è stata una bellissima esperienza.

Ho trovato l’ostello ideale , praticamente un resort con stanze condivise, super colazione, personale amabile.

Mi ci sarei fermato, ma è arrivato il tempo di tornare a Bangkok con la mia abbronzatura, dove ho speso un giorno (visitando il museo della Regina e Wat Arun), prima di prendere il volo per Siem Reap, Cambogia, e mettere un nuovo timbro sul mio passaporto.

Mezzi utilizzati: tuk tuk, scooter, long tail boat, minivan, bus, treno e ovviamente i miei piedi!
Persone incontrate: Jonathan e Micha, svizzeri in vacanza; Sergio, sardo alla ricerca di quiete; Stefano di Cuneo, da Ibiza alla ricerca di una nuova base in Asia; Pao, giovane thai dalla campagna di Isaan a Koh Lanta per uno stage in un ristorante; Sam Jason e Jess, 3 sud africani temporaneamente trasferiti in Vietnam.
Cibo mangiato: pad thai, thai pancake, riso con verdure, tofu fritto e verdure, mangostano, dragon fruit
Posto più bello visitato: Khlong Kong Beach, la mia palma!